11/03/2019
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Václav Klaus: Il voto non cambierà la Ue, ridiscutere euro e Schengen


Antesignano delle posizioni e delle battaglie politiche oggi interpretate da Matteo Salvini, Marine Le Pen, Viktor Orbán e universalmente riconosciuto come il padre degli euroscettici, Václav Klaus ha scritto in prima persona la storia dell'Europa contemporanea. Presidente della Repubblica ceca dal 2003 al 2013, ha sancito la fine della Cecoslovacchia ricoprendo il ruolo di Primo Ministro dal 1993 al 1998.

Klaus da sempre si batte per una revisione delle politiche dell'Unione europea, prima come politico e ora attraverso un intenso lavoro culturale e intellettuale che si concretizza con il progetto del Václav Klaus Institute a Praga e l'attività giornalistica ed editoriale. Tra i temi più trattati nelle sue riflessioni c'è quello dell'immigrazione e la necessità di rivedere le posizioni dell'Ue sulle politiche migratorie, proprio in questi giorni esce in Italia il suo ultimo libro Comprendere l'immigrazione. Prontuario per affrontare la crisi migratoria in Europa che verrà presentato in anteprima oggi pomeriggio alle ore 18 all'Hotel Savoy in Via Ludovisi a Roma nell'ambito della rassegna Europa sovranista.

Presidente Klaus partiamo dalle europee, quale sarà il risultato delle elezioni di maggio?
«Non sono così ottimista come alcuni critici europei contemporanei. Mi aspetto che gli euroscettici ottengano risultati migliori rispetto alle ultime elezioni ma con mio grande dispiacere le forze europeiste continueranno ad avere la maggioranza nel parlamento europeo. Le elezioni dovrebbero rappresentare in tutti i paesi chiamati al voto un'occasione per discutere seriamente dei problemi europei, solo cambiando la mentalità delle persone potrà nascere un'Europa delle nazioni».

Cosa pensa del progetto dell'internazionale sovranista a cui sta lavorando Matteo Salvini?
«Salvini vuole difendere l'Italia come nazione, come territorio e come entità culturale. Una politica totalmente contraria alla mentalità prevalente nell'Ue espressa pochi giorni fa dal presidente francese Macron nel suo manifesto che giudico non solo sbagliato ma pericoloso con alcune proposte che cambierebbero l'Ue trasformandola in un'entità ancora più regolamentata, burocratica, antidemocratica e progressista. Purtroppo, con mio grande rammarico, non ho mai incontrato Salvini ma parlo spesso con Orbán con cui ho tante idee in comune».

Secondo lei, considerato il padre degli euroscettici, quali sono le priorità per cambiare l'Unione europea?
«I problemi dell'Ue sono molteplici. A livello legislativo dovremmo tornare all'Europa precedente il trattato di Maastricht (per superare anche il trattato di Lisbona) cambiando radicalmente le due più importanti ambizioni di unificazione dell'era recente: Schengen e l'euro. Al tempo stesso dovremmo fermare la migrazione di massa e restituire potere decisionale e sovranità agli stati nazionali».

Perciò l'Italia e le altre nazioni che hanno adottato l'euro dovrebbero lasciare la moneta unica e abbandonare l'Unione europea?
«Paesi come l'Italia dovrebbero cercare insieme a noi di cambiare il modello attuale dell'integrazione europea. Se il nostro comune sforzo in questa direzione fallisce, lasciare l'UE è una possibilità. L'euro si è rivelato un esperimento economico sbagliato per l'Italia responsabile di due decenni di stagnazione e di scarse prestazioni economiche del vostro paese».

Alcuni stati europei, in particolare i paesi del gruppo di Visegrad, sono contrari alla ridistribuzione dei migranti giudicata positivamente in Italia anche dalle forze di governo, qual è la sua posizione sull'argomento?
«Invece di proteggere i confini dell'Ue, le élite europee propongono la ridistribuzione dei migranti e l'apertura dei confini minacciando la cultura e le tradizioni delle nazioni europee. Non dovrebbero esserci frizioni tra gli italiani e cittadini dell'Europa centrale su questo tema, il nostro nemico comune non sono i migranti ma le élite europee che hanno aperto le porte alle migrazioni di massa».

Matteo Salvini in Italia ha adottato la politica di chiusura dei porti, pensa che questa possa essere una soluzione per fermare l'immigrazione? Secondo lei andrebbero chiusi i confini?
«La chiusura dei confini dell'Ue è una necessità. La società umana si basa su porte, recinti, muri, confini. Liberarsene è un'ambizione utopica, dovremmo dirlo molto chiaramente. Ho vissuto molti decenni dietro la cortina di ferro ma non ci è venuto in mente di sbarazzarci dei confini. Volevamo confini normali, non la cortina di ferro. Mi congratulo con l'Italia per le sue recenti decisioni».

Francesco Giubilei, pubblicato in It Messaggero 9 Marzo 2019


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